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John Christie: gli omicidi di Rillington Place e il caso Timothy Evans
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John Christie, il serial killer di Rillington Place e l’errore giudiziario che sconvolse l’Inghilterra

Uomo incappucciato nell'oscurità che fa il gesto del silenzio con l'indice.

La storia di John Christie, serial killer britannico che uccise diverse donne a Londra tra il 1943 e il 1953. La scoperta dei cadaveri, il caso Timothy Evans e la condanna a morte.

Tra il 1943 e il 1953, un’abitazione al numero 10 di Rillington Place, nel quartiere londinese di Notting Hill, fu teatro di una serie di omicidi commessi da John Reginald Halliday Christie, uno dei più conosciuti serial killer britannici del Novecento.

Nato nel 1899 nello Yorkshire, Christie aveva lavorato anche come agente ausiliario di polizia durante la Seconda guerra mondiale. Dietro un’apparenza riservata nascondeva però una lunga storia di reati e una violenza che sarebbe emersa soltanto dopo il ritrovamento di numerosi cadaveri nella sua abitazione.

La vicenda è ricordata anche per il controverso caso di Timothy Evans, un giovane impiccato nel 1950 per un omicidio del quale sarebbe stato successivamente messo seriamente in dubbio il coinvolgimento.

Uomo di spalle che regge un'ascia.
Sagoma maschile di spalle che impugna un’ascia nell’oscurità. – newsmondo.it

John Christie: gli omicidi e la scoperta dei corpi nella casa degli orrori

La prima vittima conosciuta di Christie fu Ruth Fuerst, uccisa nel 1943 e sepolta nel giardino dell’abitazione. L’anno successivo assassinò Muriel Eady, una donna che conosceva personalmente, nascondendone il corpo nello stesso luogo.

Christie utilizzava prevalentemente lo strangolamento e, in diversi omicidi, ricorreva al gas domestico per rendere le vittime incoscienti. Alcuni delitti presentavano anche una componente sessuale.

Nel dicembre 1952 uccise sua moglie Ethel Christie, nascondendone il corpo sotto le assi del pavimento del soggiorno.

All’inizio del 1953 seguirono altri tre omicidi: quelli di Rita Nelson, Kathleen Maloney e Hectorina MacLennan. I loro corpi furono nascosti in una nicchia dietro un mobile della cucina.

La scoperta avvenne il 24 marzo 1953, quando un altro inquilino dell’edificio, durante alcuni lavori, trovò i cadaveri occultati nell’appartamento che Christie aveva da poco abbandonato.

La polizia recuperò complessivamente sei corpi, quattro all’interno dell’abitazione e due nel giardino.

Christie venne arrestato il 31 marzo 1953 nei pressi di Putney, a Londra, dopo alcuni giorni di fuga.

Il caso Timothy Evans, il processo e l’impiccagione

La scoperta dei delitti riportò l’attenzione su un’altra tragedia avvenuta nello stesso edificio.

Nel 1949, Beryl Evans e sua figlia Geraldine erano state trovate strangolate in un locale esterno della proprietà. Il marito di Beryl, Timothy Evans, aveva rilasciato dichiarazioni contraddittorie, arrivando anche a confessare gli omicidi prima di ritrattare.

Durante il processo, Christie testimoniò contro Evans, che venne condannato per l’omicidio della figlia e impiccato il 9 marzo 1950.

Dopo l’arresto del 1953, Christie ammise anche di aver ucciso Beryl, pur fornendo versioni contrastanti. Non confessò invece l’omicidio della piccola Geraldine.

Il 25 giugno 1953, Christie venne dichiarato colpevole dell’omicidio della moglie Ethel e condannato a morte. Fu impiccato il 15 luglio 1953 nel carcere londinese di Pentonville.

Il caso Evans continuò però a suscitare dubbi. Una nuova inchiesta giudiziaria concluse che era più probabile che Evans non avesse ucciso sua figlia, pur lasciando irrisolta la responsabilità per la morte di Beryl.

Il 18 ottobre 1966, Evans ricevette un perdono reale postumo per la condanna relativa alla figlia Geraldine.

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ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2026 20:59

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